Un titolo mariano sgorgato dal Vaticano II

L'invocazione “Maria, Madre della Chiesa” è molto ricorrente nelle nostre preghiere e invocazioni. Il santuario internazionale di Bel monte, a Roma, è dedicato alla Matri Ecclesiae, nel duplice significato di “Maria, Madre della Chiesa”, e della “Chiesa, che è madre”. Sabato scorso, 10 marzo, ho benedetto una formella di arenaria dedicata alla Madre della Chiesa, affissa alla parete destra della Cappella dell’Annunziata, nella nostra Cattedrale. Ora, con un decreto pubblicato sabato 3 marzo 2018 e firmato dal cardinale prefetto della Congregazione del Culto divino, Robert Sarah, il Sommo Pontefice Francesco, considerando attentamente quanto la promozione di questa devozione possa favorire la crescita del senso materno della Chiesa nei Pastori, nei religiosi e nei fedeli, come anche della genuina pietà mariana, ha stabilito che la memoria della beata Vergine Maria, madre della Chiesa, sia iscritta nel calendario romano nel lunedì dopo Pentecoste e celebrata ogni anno. La decisione di Francesco conclude un cammino, iniziato 54 anni fa. Era, infatti, il 21 novembre quando Paolo VI, nel discorso conclusivo della terza sessione conciliare, durante la seduta che promulga la costituzione Lumen Gentium dedicata alla Chiesa e i decreti sull’ecumenismo e sulle Chiese orientali, proclamò davanti a più di duemila vescovi riuniti in San Pietro: “A gloria dunque dellaVergine e a nostro conforto noi proclamiamo Maria Santissima Madre della Chiesa”. Per la verità, Giovanni XXIII, già negli anni 1959 e 1960, aveva conferito alla Vergine Maria il titolo di “Madre della Chiesa”. E lo stesso Paolo VI, al termine della seconda sessione di lavori conciliari, espresse la speranza che si arrivasse a quella proclamazione. Nelle precedenti sessioni del Vaticano II si discusse se promulgare a parte uno schema dedicato alla Madonna o se inserire invece un capitolo mariologico nello schema “De Ecclesia. Prevalse questa seconda opzione, sostenuta dai vescovi tedeschi e austriaci, in base al parere teologico di Karl Rahner, preoccupato di non offendere la sensibilità ecumenica dei Fratelli Separati, presenti come Osservatori. La commissione dottrinale, comunque, interpellata dal papa, riconobbe che il titolo poteva essere ammesso teologicamente e la maggioranza dei padri conciliari, come è documentato dai loro interventi e dalle petizioni presentate in aula, non era affatto contraria alla proclamazione. Secondo il card. Sarah, nel promulgare la costituzione conciliare sulla Chiesa, il 21 novembre 1964, Paolo VI “volle solennemente riconoscere a Maria il titolo di Madre della Chiesa. Il sentire del popolo cristiano - precisa il cardinale - in due millenni di storia, aveva in vario modo colto il legame filiale che unisce strettamente i discepoli di Cristo alla sua santissima Madre”.Va ricordato che, durante il pontificato di Giovanni Paolo II, è stata concessa la possibilità alle Conferenze episcopali di aggiungere il titolo di “Madre della Chiesa” nelle Litanie lauretane che si recitano al termine del Rosario. Inoltre, nel corso degli anni era stato anche approvato l’inserimento della celebrazione della “Madre della Chiesa” nel calendario proprio di alcuni Paesi, come la Polonia e l’Argentina, proprio nel lunedì dopo Pentecoste. In altre date si celebrava in luoghi peculiari, come la Basilica di San Pietro, dove era avvenuta la proclamazione da parte di Paolo VI, come pure in alcuni ordini e congregazioni religiose. Ora, Papa Francesco ha stabilito che, il lunedì dopo Pentecoste, la memoria di Maria Madre della Chiesa diventi obbligatoria per tutta la Chiesa di rito romano. “È evidente - osserva Sarah - il nesso tra la vitalità della Chiesa della Pentecoste e la sollecitudine materna di Maria nei suoi confronti. L’auspicio è che questa celebrazione, estesa a tutta la Chiesa, ricordi a tutti i discepoli di Cristo che, se vogliamo crescere e riempirci dell’amore di Dio, bisogna radicare la nostra vita su tre realtà: la croce, l’ostia e la Vergine”.

+ Ignazio Sanna

Oristano 24/09/2018 02:37

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