La vocazione interpella ogni battezzato

La Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni ci offre l’opportunità di riflettere sulla natura della vocazione. A questo riguardo, mi sono convinto sempre di più che la vocazione alla vita consacrata è un dono di Dio. Ovviamente, vanno favorite tutte le forme di accompagnamento perché questo dono venga accolto. La comunità, per esempio, deve sentire la responsabilità di pregare perché il Signore illumini la mente e rafforzi la volontà di chi sente la chiamata del Signore. Il fatto che, alla fine, chi chiama è sempre il Signore, fa risaltare la responsabilità di chi rifiuta questa chiamata. Non so se tutti coloro che decidono di non rispondere alla chiamata del Signore o di disattenderla dopo averla ascoltata si rendono conto della gravità della loro decisione. Tutto ciò non toglie, tuttavia, la responsabilità della comunità che non favorisce l’accoglienza della chiamata, e che non sente il dovere di accompagnare con la preghiera e di sostenere con gli aiuti materiali la chiamata. Magari, si pretende di avere il prete a domicilio, ma, poi, non si fa nulla per fare sì che ciò sia reso possibile. Ora, nel messaggio per la 55ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, Papa Francesco precisa, anzitutto, che “non siamo immersi nel caso, né trascinati da una serie di eventi disordinati, ma, al contrario, la nostra vita e la nostra presenza nel mondo sono frutto di una vocazione divina”! Poi, indica tre doveri concreti per accogliere la vocazione. “Nella diversità e nella specificità di ogni vocazione, personale ed ecclesiale, si tratta di ascoltare, discernere e vivere questa Parola che ci chiama dall’alto e che, mentre ci permette di far fruttare i nostri talenti, ci rende anche strumenti di salvezza nel mondo e ci orienta alla pienezza della felicità”. Il primo dovere, dunque, è ascoltare. “La chiamata del Signore non ha l’evidenza di una delle tante cose che possiamo sentire, vedere o toccare nella nostra esperienza quotidiana. Dio viene in modo silenzioso e discreto, senza imporsi alla nostra libertà. Così può capitare che la sua voce rimanga soffocata dalle molte preoccupazioni e sollecitazioni che occupano la nostra mente e il nostro cuore. Occorre allora predisporsi a un ascolto profondo della sua Parola e della vita, prestare attenzione anche ai dettagli della nostra quotidianità, imparare a leggere gli eventi con gli occhi della fede, e mantenersi aperti alle sorprese dello Spirito”. Il secondo dovere è discernere. “Leggendo, nella sinagoga di Nazareth, il passo del profeta Isaia, Gesù discerne il contenuto della missione per cui è stato inviato e lo presenta a coloro che attendevano il Messia: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc 4,18-19). Allo stesso modo, ognuno di noi può scoprire la propria vocazione solo attraverso il discernimento spirituale, un «processo con cui la persona arriva a compiere, in dialogo con il Signore e in ascolto della voce dello Spirito, le scelte fondamentali, a partire da quella sullo stato di vita» In terzo dovere è vivere. “Infine, Gesù annuncia la novità dell’ora presente, che entusiasmerà molti e irrigidirà altri: il tempo è compiuto ed è Lui il Messia annunciato da Isaia, unto per liberare i prigionieri, ridare la vista ai ciechi e proclamare l’amore misericordioso di Dio ad ogni creatura. Proprio «oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,20), afferma Gesù. Il Signore continua oggi a chiamare a seguirlo. Non dobbiamo aspettare di essere perfetti per rispondere il nostro generoso “eccomi”, né spaventarci dei nostri limiti e dei nostri peccati, ma accogliere con cuore aperto la voce del Signore. Ascoltarla, discernere la nostra missione personale nella Chiesa e nel mondo, e infine viverla nell’oggi che Dio ci dona”.

+ Ignazio Sanna

Oristano 22/05/2018 19:16

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