Un culto speciale per la Vergine

Un proverbio del mondo della scuola dice: repetita iuvant, ossia “ripetere le cose aiuta”. Penso che questo proverbio valga anche per il ruolo della devozione mariana nella vita del cristiano. Il mese di maggio, infatti, dedicato tradizionalmente al culto di Maria, è un’ottima occasione per ribadire l’importanza che il Magistero della Chiesa ha sempre attribuito alla devozione mariana. Il Concilio Vaticano II, nel capitolo VIII della Costituzione dogmatica Lumen Gentium (nn. 66-67), parla del culto alla Vergine Santissima nella Chiesa in questi termini: “Maria, esaltata per grazia di Dio, dopo suo Figlio, al di sopra di tutti gli angeli e gli uomini, perché è la Madre santissima di Dio, che ha preso parte ai misteri di Cristo, viene dalla Chiesa giustamente onorata con culto speciale” (n. 66). Precisa, poi, che il culto della Madonna, malgrado la sua singolarità, è essenzialmente diverso da quello tributato al Verbo incarnato, come al Padre e allo Spirito Santo, e nello stesso tempo lo favorisce efficacemente. Inoltre, incoraggia i fedeli a stimolare generosamente il culto dellaVergine Santissima, specialmente liturgico, esortandoli ad avere “in grande stima le pratiche e gli esercizi di pietà verso di Lei” (n. 67). Paolo VI ha dedicato al culto di Maria l’Esortazione Apostolica Marialis cultus. Nell'Introduzione, ricorda che lo sviluppo della devozione verso la Vergine Maria “è elemento qualificante della genuina pietà della Chiesa” e, nello stesso tempo, si inserisce “nell'alveo dell’unico culto che a buon diritto è chiamato cristiano, perché da Cristo trae origine ed efficacia, in Cristo trova compiuta espressione e per mezzo di Cristo, nello Spirito, conduce al Padre”. Fa notare anche che la riforma dei libri liturgici ha favorito l’adeguata prospettiva per considerare “la Vergine nel mistero di Cristo e, in armonia con la tradizione, le ha riconosciuto il posto singolare che le compete nel culto cristiano quale Santa Madre di Dio e alma cooperatrice del Redentore”; e sottolinea che “il culto che oggi la Chiesa universale rende alla Madre di Dio è derivazione, prolungamento e accrescimento incessante del culto che la Chiesa di ogni tempo le ha tributato con scrupoloso studio della verità e con sempre vigile nobiltà di forme”. La Congregazione per il Culto Divino, nell'approvare la pubblicazione delle “Messe della Vergine Maria” per facilitare “la promozione di una corretta pietà verso la Madre di Dio”, spiega che “le Messe della Beata Vergine Maria traggono la loro ragion d’essere e il loro valore nell'intima partecipazione della Madre di Cristo alla storia della salvezza. La Chiesa infatti celebrando il ruolo della Madre del Signore nell'opera della redenzione o i suoi privilegi di grazia, celebra anzitutto i fatti salvifici a cui, secondo il disegno di Dio, la Beata Vergine fu associata, in vista del mistero di Cristo”. Infine, il Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato l’11 ottobre 1992, sulla base del Concilio Vaticano II e dell’Esortazione apostolica di Paolo VI, scriveche «la pietà della Chiesa verso la santaVergine è elemento intrinseco del culto cristiano». La santaVergine «viene dalla Chiesa giustamente onorata con un culto speciale. In verità dai tempi più antichi la beata Vergine è venerata col titolo di “Madre di Dio”, sotto il cui presidio i fedeli, pregandola, si rifugiano in tutti i loro pericoli e le loro necessità. [...] Questo culto [...], sebbene del tutto singolare, differisce essenzialmente dal culto di adorazione, prestato al Verbo incarnato come al Padre e allo Spirito Santo, e particolarmente lo promuove»; esso trova la sua espressione nelle feste liturgiche dedicate alla Madre di Dio e nella preghiera mariana come il santo Rosario, «compendio di tutto quanto il Vangelo». Ricorda, infine, che la pietà mariana è un elemento intrinseco del culto cristiano; che lo speciale culto con il quale la si venera è essenzialmente differente dal culto di adorazione riservato alle Persone divine.

+ Ignazio Sanna

Oristano 19/10/2018 15:52

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